Xagena Mappa
Medical Meeting
Cardiobase
Mediexplorer.it

Attività fisica e rischio successivo di malattia di Parkinson


Uno studio ha valutato in maniera prospettica la relazione tra attività fisica e malattia di Parkinson.

L’attività fisica è stata valutata in relazione a malattia di Parkinson in 213.701 appartenenti alla coorte dello studio NIH-AARP Diet and Health Study: le attività fisiche nel corso di 4 periodi ( età 15-18, 19-29 e 35-39 e negli ultimi 10 anni ) sono state rilevate nel periodo 1996-1997 e la diagnosi di malattia di Parkinson effettuata da un medico è stata segnalata nel questionario di follow-up 2004-2006.

Solo i casi diagnosticati dopo il 2000 ( n=767 ) sono stati inclusi nell’analisi.

Livelli più elevati di attività fisica da moderata a vigorosa nella fascia di età 35-39 o negli ultimi 10 anni come rilevato nel periodo 1996-1997 sono risultati associati a una minore insorgenza di malattia di Parkinson dopo il 2000 con una significativa relazione dose-risposta.

Gli odds ratio ( OR ) multivariati tra i più alti versus i più bassi livelli sono stati 0.62 ( p per trend 0.005 ) per la fascia 35-39 anni e 0.65 ( p per trend 0.0001 ) per gli ultimi 10 anni.

Ulteriori analisi hanno mostrato che individui con partecipazione costante e frequente ad attività fisiche da moderate a vigorose in entrambi i periodi hanno un rischio inferiore di circa il 40% rispetto a quelli inattivi in entrambi i periodi.

Attività da moderate a vigorose in età più precoci o attività leggera non sono risultate associate a malattia di Parkinson.

Infine, l’associazione tra il più alto livello di attività fisica da moderata a vigorosa e il più basso rischio di malattia di Parkinson è stato dimostrato in una meta-analisi di studi prospettici.

In conclusione, benché non si possa escludere la possibilità che un’attività fisica inferiore sia un marcatore precoce di malattia di Parkinson, prove epidemiologiche suggeriscono che un esercizio da moderato a vigoroso potrebbe proteggere contro questa patologia. ( Xagena2010 )

Xu Q et al, Neurology 2010; 75: 341-348


Neuro2010



Indietro