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Attività fisica e deficit cognitivo incidente nelle persone anziane


I dati riguardanti il rapporto tra attività fisica e deficit cognitivo sono limitati e controversi. È stato svolto uno studio prospettico per valutare se l'attività fisica sia associata a compromissione cognitiva incidente durante il follow-up.

È stata esaminata una coorte di 3903 partecipanti di età superiore a 55 anni, arruolati tra il 2001 e il 2003, e seguiti per 2 anni. Sono state valutate l'attività fisica ( classificata come nessuna attività; attività moderata, cioè meno di 3 volte/settimana; alta attività, cioè 3 o più volte/settimana ), le funzioni cognitive ( valutate dal test di deficit cognitivo in 6 punti ), e i potenziali fattori confondenti.
L’endpoint principale dello studio era il deterioramento cognitivo incidente dopo 2 anni di follow-up.

Al basale, il 10.7% dei partecipanti aveva deficit cognitivo.
Dopo 2 anni di follow-up, 207 soggetti dei 3485 inizialmente privi di deterioramento delle funzioni cognitive ( 5.9% ) hanno sviluppato deficit cognitivo incidente.

Rispetto ai partecipanti senza attività fisica, un’analisi di regressione logistica multipla completamente regolata ha mostrato una significativa riduzione del rischio di deficit cognitivo incidente dopo 2 anni per i partecipanti con moderata o elevata attività fisica al basale ( odds ratio, OR=0.57, p=0.01; e OR=0.54; p=0.005, rispettivamente ).

Ulteriori sottoanalisi che includevano pazienti senza compromissione funzionale e senza fase prodromica della demenza (n = 2029) hanno mostrato riduzione ancora maggiore del rischio di deficit cognitivo incidente per i partecipanti con moderata o elevata attività fisica ( OR=0.44, p=0.01; e OR=0.46, p=0.01, rispettivamente ) rispetto ai pazienti con nessuna attività fisica.

In conclusione, la moderata o elevata attività fisica è risultata associata a una ridotta incidenza di deterioramento cognitivo dopo 2 anni in una coorte composta da una popolazione di soggetti anziani. ( Xagena2010 )

Etgen T et al, Arch Intern Med 2010; 170:186-193


Neuro2010



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