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Associazione tra consumo di caffè e mortalità totale e mortalità causa specifica


Il caffè è una delle bevande più consumate, ma l’associazione tra consumo di caffè e rischio di decesso resta incerta.

È stata esaminata l’associazione tra consumo di caffè e successiva mortalità totale e causa specifica in 229119 uomini e 173141 donne nello studio National Institutes of Health-AARP Diet and Health, di età compresa tra 50 e 71 anni al basale.

I partecipanti con cancro, cardiopatia e ictus sono stati esclusi.

Il consumo di caffè è stato valutato una volta al basale.

Durante il follow-up di 5 148 760 persone-anno tra il 1995 e il 2008, 33731 uomini e 18784 donne sono morti.

In modelli aggiustati per l’età , il rischio di decesso è risultato aumentato tra i consumatori di caffè.

Tuttavia, i bevitori di caffè hanno mostrato anche una più alta probabilità di essere fumatori e, dopo aggiustamento per abitudine al fumo di tabacco e altri potenziali fattori confondenti, è emersa una correlazione inversa significativa tra consumo di caffè e mortalità.

Gli hazard ratio ( HR ) aggiustati per decesso tra uomini bevitori di caffè rispetto ai non-bevitori sono stati: 0.99 per consumi pari a meno di una tazza al giorno, 0.94 per 1 tazza, 0.90 per 2 o 3 tazze, 0.88 per 4 o 5 tazze e 0.90 per 6 o più tazze di caffè al giorno ( P inferiore a 0.001 per tendenza ); i rispettivi hazard ratio tra le donne sono stati 1.01, 0.95, 0.87, 0.84 e 0.85 ( P inferiore a 0.001 per tendenza ).

Associazioni inverse sono state osservate per decessi legati a malattia cardiaca, malattia respiratoria, ictus, incidenti, diabete mellito e infezioni, ma non per decessi legati al cancro.

Sono emersi risultati simili per i sottogruppi, incluse le persone che non avevano mai fumato e quelle che mostravano uno stato di salute da molto buono a eccellente al basale.

In conclusione, in questo ampio studio prospettico, il consumo di caffè è risultato inversamente associato a mortalità totale e mortalità per causa specifica.
Da questi dati non è possibile determinare se questa sia un’osservazione di tipo causale o di associazione. ( Xagena2012 )

Freedman ND et al, N Engl J Med 2012; 366: 1891-1904

Med2012



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